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Governo. Tutela attiva della disoccupazione.

Approfondimenti: Accordo ammortizzatori sociali - Testo dell'accordo

Provvedere alle persone, Ripartire dalle persone:
un progetto solidale tra istituzioni e attori sociali.
Le istituzioni e l’intera società civile sono chiamate a dare prova della propria capacità solidale, rimuovendo ogni ragione di conflitto ed esprimendo forme –anche originali- di straordinaria, leale collaborazione. Una nazione coesa e solidale sostiene, almeno nel proprio ambito, il circolo della fiducia e così inibisce ogni propensione al “rattrappimento” delle banche, delle imprese e dei consumatori.
Il Governo ha affrontato l’emergenza economico–sociale indotta dalla crisi globale dei mercati finanziari secondo tre linee d’azione rivolte a sostenere il circolo virtuoso della fiducia:

  1. stabilitĂ  (della finanza pubblica e degli intermediari creditizi);
  2. liquiditĂ  (delle banche, delle imprese e delle famiglie);
  3. occupabilitĂ  (delle persone).
Il concetto di occupabilità include interventi che soddisfano i bisogni della persona ma che corrispondono anche ad esigenze delle imprese e del sistema economico nel suo complesso. In un contesto di riduzione della domanda, della produzione e delle ore lavorate –secondo modalità senza precedenti che rendono incerta ogni previsione- il Paese ha interesse a conservare la propria potenziale capacità produttiva della quale il capitale umano è componente primaria. Ciò significa mantenere quante più persone inserite nel sistema produttivo e garantire ad esse un reddito -destinato a tradursi in consumi- combinato con attività efficaci di apprendimento per essere preparati a ripartire.
Le azioni per l’occupabilità devono essere ora tempestive e mirate. Esse offriranno peraltro una significativa esperienza per una più generale azione di riforma che richiede tempo e maggiore previsione degli andamenti di finanza pubblica. Le criticità di cui tener conto riguardano:
  1. l’amplia platea di lavoratori subordinati che non accedono ai trattamenti di cassa integrazione e di mobilità e un segmento di lavoratori indipendenti che si trovano in condizione di dipendenza socio-economica da un solo committente;
  2. l’inurbamento di molti di essi che accentua le difficoltà nella disoccupazione;
  3. la bassa professionalitĂ  di molti con particolare riguardo a giovani, donne ed anziani.
Le risposte a queste criticitĂ  devono essere organizzate in termini tali da evitare:
  1. la deresponsabilizzazione delle imprese rispetto alle loro risorse umane;
  2. la produzione di un bacino di nuovi assistiti dei quali risulti difficile – anche nel contesto del dopo crisi – il reimpiego;
  3. un livello insostenibile di spesa pubblica alla luce della dimensione del debito pubblico accumulato.

La proposta consiste quindi nella:
  1. devoluzione alle Regioni e alle parti sociali del territorio della funzione di valutazione e negoziazione -in un quadro che rifiuta pericolosi automatismi delle richieste di protezione per lavoratori ritenuti in esubero congiunturale o strutturale, sulla base di un accordo quadro e di intese specifiche per ciascuna Regione utili a combinare risorse finanziarie di diversa provenienza e ad integrare competenze e procedure;
  2. ricerca di soluzioni tali da mantenere la piĂą ampia base occupazionale distribuendo su molti lavoratori il minore monte di ore lavorate (contratti di solidarietĂ , cassa integrazione a rotazione e/o ad orario ridotto, settimana corta, ecc.) o riconducendo i lavoratori disoccupati in contesti produttivi del settore privato anche mediante forme di tirocinio formativo;
  3. diffusa capacitĂ  di coniugare integrazione del reddito, servizi di accompagnamento al lavoro e attivitĂ  di apprendimento;
  4. estensione potenziale, senza automatismi, a tutti i lavoratori subordinati delle forme di integrazione del reddito, confermando i criteri di accesso (in termini di ore lavorate nel precedente periodo), quale elemento di necessaria responsabilizzazione;
  5. tutela attiva dei collaboratori a monocommittenza –beneficiari di una indennità una tantum- e degli inoccupati con servizi all’impiego e formazione;
  6. previsione di trattamenti economici progressivamente calanti in modo da stimolare comportamenti attivi e responsabili nei beneficiari;
  7. effettività delle sanzioni applicate a coloro che rifiutano un offerta “congrua” di lavoro o di formazione affinché l’allargamento delle forme di tutela dei disoccupati si accompagni con l’ampliamento della responsabilità delle persone.
Le risorse necessarie per garantire ai lavoratori subordinati licenziati o sospesi dal rapporto di lavoro adeguati trattamenti di integrazione del reddito combinati con apprendimento devono essere il risultato di piĂą fonti: il bilancio dello Stato, i fondi europei di competenza dello Stato e delle Regioni, i bilanci delle Regioni e Provincie autonome, i fondi interprofessionali per la formazione continua e il relativo prelievo dello 0,30% sul monte salari delle imprese, gli enti bilaterali promossi dalle parti sociali, le ulteriori liberalitĂ  del settore privato o privato-sociale.
Le attivitĂ  di apprendimento, nel contesto della presente emergenza economica e sociale, devono essere oggetto di una tempestiva verifica allo scopo di rimuovere ogni autoreferenzialitĂ  dei soggetti formatori e garantire un effettivo innalzamento delle competenze dei lavoratori che ne beneficiano. I criteri proposti per una riflessione condivisa sono:
  1. il lavoro sia riconosciuto quale componente essenziale del processo educativo della persona;
  2. l’impresa sia considerata l’ambito potenzialmente più idoneo all’apprendimento ove questo sia organizzato attraverso adeguati supporti e modalità;
  3. la valutazione delle effettive competenze dei lavoratori da parte di valutatori accreditati sostituisca la certificazione formalistica relativa alla frequenza di corsi.
Il percorso disegnato non è semplice nella sua capacità di raggiungere tutti coloro che saranno colpiti dalla crisi né scontato nella efficacia delle azioni ipotizzate. Esso è però possibile. Possibile in particolare se tutti gli attori coinvolti avvertono la straordinarietà della transizione che ci attende, la conseguente necessità di ripensare i modi tradizionali di intervento, la opportunità offerta solo dall’integrazione delle capacità operative dei diversi soggetti istituzionali e sociali.
Il dopo-crisi comincia nel momento in cui questa tensione solidale prende corpo nel nome del primato della persona, di ciascuna persona, di tutte le persone.